
Secondo il punto di vista dell’economia industriale, il rapporto “leggero” tra fattorino e piattaforma è dovuto ai bassi costi di transazione determinati da Internet e dagli smartphone, i quali abbattono i costi di search con la geolocalizzazione, e quelli reputazionali attraverso meccanismi di feedback.
Questo è un dato imprescindibile del modello di business delle piattaforme, poiché, senza tale rapporto, l’intermediazione stessa perderebbe di significato e di contenuto, non sarebbe più un’intermediaria ma si porrebbe su un versante del mercato, quello della consegna. Tuttavia, permangono le pressioni per ottenere dinamiche contrattuali tipiche del lavoro dipendente per i fattorini, tra cui l’inclusione della figura del fattorino nel contratto nazionale della logistica, la tutela dei lavoratori delle piattaforme o l’introduzione di una terza figura (una via di mezzo tra lavoratore autonomo e subordinato) per tenere conto delle peculiarità di queste attività senza metterne a rischio la sopravvivenza.
In un articolo di Francesco del Prato e Carlo Stagnaro intitolato “Chi sono i fattorini del food delivery?” è stata svolta un’indagine sul rapporto dei fattorini con tale piattaforma e sul loro grado di soddisfazione.
L’indagine ha posto ai fattorini una serie di domande relative alla loro percezione del rapporto con la piattaforma di food delivery (in questo caso Deliveroo): la maggioranza assoluta di loro (il 65%) si ritiene soddisfatta, mentre solo una minoranza (il 9%) si dichiara insoddisfatta. I principali motivi del grado di soddisfazione sono in primo luogo il grado di flessibilità del lavoro e, in secondo luogo, il fatto di ritenere il compenso ricevuto congruente con il carico di lavoro.
D’altra parte, le principali ragioni di insoddisfazione dei fattorini sono dominate dalla scarsa presenza di lavoro (questo fattore, tuttavia, potrebbe dipendere dal fatto che nel momento in cui è stata compiuta la rilevazione vi era una bassa domanda), l’eccessiva impersonalità del rapporto con la piattaforma, i disservizi sulla app e il livello delle remunerazioni. Altri quesiti rivolti ai riders riguardano le tutele che vorrebbero avere, tra le quali emergono assicurazioni, contributi previdenziali e copertura in caso di malattia.
Questa insoddisfazione, talvolta, è sfociata in episodi di protesta dei fattorini contro le piattaforme, una “protesta silenziosa” che dilaga in città come Torino, Bologna e Milano. Tuttavia, è necessario precisare che non si parla di scioperare, bensì di “sloggare” o “sloggarsi”, che significa uscire, più precisamente fare log out da un’applicazione. Ad esempio, il 27 aprile 2019 a Torino, circa quaranta fattorini si sono “sloggati” dall’applicazione di Glovo, bloccando per sei ore le consegne di cibo nel quartiere di Santa Rita: la loro battaglia aveva come obiettivo un contratto nazionale di riferimento e, in generale, più tutele nell’ambito lavorativo. Un episodio simile è avvenuto il giorno successivo a Bologna, dove lo sciopero intendeva colpire Deliveroo e in cui scopo della protesta era duplice: «Da un lato fare pressione sulle aziende che hanno fatto saltare il tavolo della trattativa al ministero. Dall’altro criticare la mancata attuazione delle promesse che ci aveva fatto il governo».

D’altra parte, dall’articolo di Francesco del Prato e Carlo Stagnaro, emergono opinioni e dati differenti: a differenza delle risposte relative all’effettivo svolgimento delle proprie mansioni, rispetto alle quali i fattorini ragionano perlopiù come lavoratori autonomi, se posti di fronte alla possibilità di ottenere maggiori tutele sembrano adottare una logica da lavoratore dipendente. Tuttavia, nel momento in cui si trovano a fronteggiare il trade off tra lavoro autonomo e dipendente, ossia tra maggiori tutele e minore remunerazione netta o tra maggiori tutele e minore flessibilità, i fattorini tornano a “pensare” da autonomi.
In sintesi, la maggior parte dei fattorini intervistati preferirebbe rinunciare ad alcuni gradi di libertà piuttosto che alla libertà di decidere se e quando rendersi disponibili e di organizzare autonomamente il lavoro, quindi il dibattito sulla condizione lavorativa dei fattorini e sulla loro percezione al riguardo rimane tutt’ora aperto e in continua evoluzione.