
Sarà capitato a chiunque di veder sfrecciare per le strade di ogni città bici e motorini con una grande scatola sul portapacchi, su cui compare la scritta “Glovo”, “Deliveroo” o “Just Eat”, certe volte anche invidiandone i destinatari, e sarà capitato praticamente a chiunque di aver ordinato più di una volta cibo a domicilio. Ma i fattorini che si aspettano con tanta impazienza e si spera che arrivino il prima possibile, chi sono? Quali sono le loro condizioni di lavoro? E, soprattutto, qual è il loro rapporto con l’azienda per cui fanno consegne?
Attualmente, secondo un’indagine condotta dalla Fondazione Rodolfo Debenedetti, i fattorini in Italia sono circa 10 mila. Il tipico rider ha un’età compresa tra i 30 e i 45 anni e, solitamente, possiede un diploma di scuola superiore o è uno studente; in larga maggioranza sono uomini e italiani, ma la percentuale di stranieri è piuttosto significativa. Per la maggioranza dei fattorini questo lavoro non è la fonte primaria di reddito, ma un modo per compensare le fluttuazioni nel loro reddito principale.

Prima della rivoluzione della consegna a domicilio grazie a Internet, i fattorini erano, in sostanza, dipendenti della pizzeria o del ristorante di cui consegnavano i prodotti.
Mentre, inizialmente, la consegna a domicilio era stata introdotta dai ristoranti per raggiungere un nuovo mercato e ampliare la propria cerchia di clienti, l’avvento delle piattaforme online ha cambiato radicalmente la struttura del mercato, agendo le medesime non secondo una logica di integrazione verticale, bensì ponendosi come intermediarie tra il consumatore, il ristorante e il rider. Quest’ultimo, nonostante vari dibattiti in merito, non è dipendente della piattaforma, ma presenta caratteristiche tipiche del lavoratore autonomo, come la possibilità di scegliere se offrire o meno i propri servizi. Gran parte del dibattito sul tema dei riders e delle loro condizioni di lavoro ruota attorno ad un fraintendimento sul loro tipo di rapporto con la piattaforma online, la quale è il loro reale datore di lavoro, dato che il loro compenso è direttamente correlato al numero di consegne effettuate.